Rototom Sunsplash Reggae Festival

Sogni

Sogno di parenti ed ansia

01.17.07 | No Comments |

Sono all’ interno di un locale pubblico dalle tonalità nere cupe, in piedi davanti ad un tavolino per 2 con il ripiano in marmo nero zuccherato che si frappone tra la mia presenza e quella di mio padre seduto dall’ altra parte.

Con la coda dell’ occhio sulla destra vedo la luce bianca dell’ esterno che filtra da una portafinestra: la luce è di quelle impolverate, l’ ambiente però mi incute quiete.

Non vola una mosca ed ad un tratto ecco che mio padre comincia:

“Ma li hai tutti in rubrica, sono li: non puoi non accorgertene. Quando vuoi basta che fai uno squillo o li vai a trovare”

Io, per nulla arrabbiato per quanto detto, vedo sulla mia sinistra, forse su un altro tavolino, delle bottiglie smezzate, come quelle che rimangono il giorno dopo un festino o il primo dell’ anno a casa di amici, ma non ne bado e muovendomi la loro direzione capito alle spalle di un divanetto, un angolino del tutto appartato, di quelli che anche se si in un bar parli solo con le persone che hai accanto senza farti problemi del mondo circostante perchè ti trovi a tuo agio e riesci a parlare tranquillamente: mi accorgo che seduto di spalle c’è il cugino di mio padre, con giacca e cravatta, gambe accavallate e bracci destra lungo lo schienale; di fronte a lui suo padre, lo zio del mio che sembra starsene zitto come per pensare a che dire durante la conversazione con suo figlio.
Io prontamente metto la mano sopra la spalla del cugino di mio padre e lui si gira come pensando a chi sia che gli fa queesti scherzi, ma anche con quell’ aria serena di chi sa affrontare serenamente ogni situazione che gli si para davanti, in quello io saluto con un sorriso un po tirato in faccia, si quelli che di solito si chiamano “di circostanza”, saluto pure lo zio che si accorge della mia presenza ma io rimango, come dall’ inizio di questo flash notturno, fino dal momento in cui mio padre mi disse di avere la rubrica coi contatti dei parenti, con l’ ansia addosso… che aleggia tutta intorno a me.

Non arrivo a intuire la fonte di quest’ ansia: i parenti? mio padre? la presenza mia in un locale dalle ombre cupe? Chi lo sa: forse la prossima notte mi metterò a dialogare con Freud per chiedergli consiglio.

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