Postura In Bicicletta – La Mia Esperienza

Questa è la 2 parte del ciclo-raconto 2 della storia Muscoli e coscienza

Questo articolo parla di postura in biciletta, flessibilità articolare, soluzioni per pedalare meglio ma in maniera del tutto soggettiva come esperienza personale e non vuole sostituirsi ad un parere medico o biomeccanico.

Tutto ha inizio qualche mese fa quando ho iniziato a riscontrare uscita dopo uscita, pedalata dopo pedalata dei dolori alle spalle, più precispamente al trapezio e nella zona cervicale: un dolore pungente al punto tale da finire il giro in bici e tornare a casa facendo fatica a girare il collo.

Non ne capivo il motivo.

Ho provato ad approfondire la questione perchè la cosa stava iniziando a diventare insostenibile.

Ho iniziato ad indagare per trovare la causa del problema:

  • le misure della baci non sono variate da anni (fatto fare il telaio su misura da Faggin);
    (variabile scartata)
  • i componenti erano tarati per le mie misure da qualche anno ad oggi;
    (variabile scartata)
  • negli ultimi 6 mesi ho fatto poche uscite in bici quindi probabile sotto allenamento;
    (? probabile ma non soddisfacente)
  • ho iniziato a praticare un po di ginnastica a corpo libero a casa per rassodare ed irrobustire busto e muscoli che in bici “non utilizzo”;
    (? probabile che le catene muscolari debbano equilibrare il loro lavoro e quindi anche in sella ne sento gli effetti, ma non ero tanto convinto, avrei dovuto avere l’effetto contrario, alleggerimento del carico di lavoro visto il rafforzamento muscolare complementare)

Non so qual’è stato il fattore scatenante, ma un bel giorno ho scoperto di avere una postura maleducata in sella alla bicicletta.

Mi spiego meglio: in pedalata per sopperire ad un lavoro ai muscoli delle gambe, utilizzavo i muscoli della schiena e delle braccia.

Avanzavo col sedere verso la punta del sellino, inarcavo la schiena accentuando l’antroversione del bacino, alzavo il collo con conseguente accentuamento della normale profilo della colonna del tratto cervicale e a presa bassa, sì facevo corpo unico con la bicicletta per poter trazionare di più con le gambe (trazionare nella seconda parte della pedalata visto che utilizzo una bicicletta a pignogne fisso) ma così facendo sovracaricavo romboidi e cervicale.

Il problema quindi è stata una maleducazione posturale.

Soluzione:

Ho iniziato a lavorare un po sullo stretching non tanto dei muscoli ischiocrurali, ma sulla mobilità del bacino.

le ultime due uscite in bicicletta ho provato a pedalare con una postura diversa, cercando di non accentuare l’antroversione del bacino ma di tenere il più possibile schiena dritta in maniera da neutralizzare il lavoro dei suoi muscoli e salvaguardare il profilo della colonna cervicale e quindi facendo lavorare maggiormente le gambe.

Alla fine della pedalata ho iniziato a fare una sessione di allungamento generale, ma con un occhio di riguardo all’ area del bacino dove risiede l’ileopsoas, tanto utilizzato in pedalata e poco curato.

Appunto: per riuscire a migliorare la postura ed avere un’integrità strutturale del proprio fisico bisogna prendere coscienza del proprio corpo nello spazio in cui è immerso e quindi è un lavoro, un allenamento anche mentale che bisogna fare per non dare mai nulla per scontato e per poter ottimizzare e mantenere attiva in ogni situazione la propria posizione e postura migliore.

Risultato:

Nelle ultime due uscite:

  • i quadricipiti femorali hanno iniziato a lavorare bene come anche i polpacci e i bicipiti femorali;
  • schiena e precisamente spalle, romboidi e cervicale senza alcun problema di contratture o indolenzimenti;

NOTA:

Nel precedente articolo dove ho scritto che pensavo di avere i bicipiti femorali corti grazie al sovracarico di lavoro di “tiraggio” durante le pedalate di tutti questi anni era solo una scusa, un’aberrazione perchè il problema reale del non riuscire a toccarmi le punte dei piedi era dettato  in gran parte da poca mobilità e flessibilità dei muscoli della zona del bacino, infatti dopo una seduta di 10 minuti per rilassare e allungare l’ileopsoas (ripeto, 10 minuti di seduta) da arrivare a 10 cm tra punte di piedi e delle mani a gambe tese seduto per terra, riuscivo tranquillamente, non a toccarmi le punte dei piedi ma persino ad andare oltre di una falange.

NOTA BENE:

Queste parole sono solo frutto di una mia esperienza e ricerca personali e non vogliono sostituirsi ad un parere medico, ma solo darti qualche spunto per conoscerti meglio dal punto di vista fisico e di come il nostro fisico utilizza il proprio spazio di movimento nell’ ambiente in cui viviamo.

APPROFONDIMENTI:

Puntate del CicloRacconto<< Problemi di Cervicale – Postura e Stretching Muscolo Femorale

Davide Tommasin

Pinguino smanettone che si diverte ad usare GNU/Linux, a scambiare esperienza e conoscenza nel campo informatico e sportivo, canoa e kayak... ma soprattutto bici, bici da corsa e fixed gear. Qualcosa su di me Contattami

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